Wim Delvoye e le vetrate scandalose

da Media Evi. Il Medioevo al Presente.

Uno degli elementi più famosi e apprezzati dello stile neogotico, e dell’architettura in generale, sono sicuramente le vetrate. Grandi, piccole, colorate e scintillanti sono da sempre in grado di incantare il visitatore con la loro magnificenza e sono un ottimo sfondo per chi, in fase di contemplazione, con la fantasia torna indietro fin al “Medioevo” delle cappelle e delle cattedrali.

Oggi, però, non parleremo delle vetrate classiche, come la Sainte-Chapelle (Parigi) per capirci, ma tratteremo di quelle “scandalose” realizzate dal visionario Wim Delvoye, artista contemporaneo dai gusti particolari. Il belga Delvoye, classe 1965, nell’arco della sua carriera ha sempre mostrato, e ostentato, una vena decisamente eccentrica quando si parla d’arte. Irriverente, anticonformista e fanatico, non è mai sceso a compromessi con il suo estro creativo, come si evince dalla dichiarazione a Repubblica: “Ho iniziato con i maiali alla fine degli anni ’90, ‘Art Farm’ fu il mio primo show personale, poi mi sono molto concentrato su ‘Cloaca’ un’opera complessa realizzata in varie versioni, che riproduce il ciclo digestivo fino alla defecazione, ma poi sono tornato a loro.”

Una di quelle persone, di quelle arti, che o si ama o si odia, o si comprende o si detesta. E questo artista, tra un maiale tatuato e delle sculture di uomini in posizioni equivoche, ha deciso di cimentarsi nell’arte vetraria. Per il MUDAM, Museo d’arte contemporanea del Lussemburgo, ha deciso di realizzare una cappella neogotica con delle bellissime vetrate. Cos’hanno di particolare queste raffigurazioni medievaleggianti? I soggetti raffigurati, ovviamente. Non più effigi di santi o di miti del passato, ma immagini “sovversive” come le definisce lo stesso museo. Teschi ritratti, con uno stile a “raggi x”, mentre si abbandonano ad atti osceni o che comunque non sarebbero consoni per delle vetrate. La presentazione dell’opera non lascia spazio all’immaginazione: “una cappella metallica, ispirata allo stile gotico, con vetrate che contengono immagini sovversive. Gesti osceni, baci, intestini umani e scheletri presi da “Cloaca””.

Delvoye è fermamente convinto che “gli artigiani realizzano cose utili, gli artisti opere che provocano emozioni e riflessioni” (Repubblica) e i suoi lavori, possiamo affermare con certezza, le suscitano sicuro tanto che, dopo aver visto anche questa rivisitazione neogotica e neomedievale, sarà difficile stupirsi ancora per qualcosa.

Martina Corona

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